"This is Ground Zero. This is my site."
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Ma che domande: certo che vogliamo vederlo in galera.

Perché tanto accanimento nei suoi confronti?
Perché non solo è un delinquente, è anche il più impunito di tutti.

Perché ci vergogniamo del fatto che rappresenti questo Paese? Perché ha la caratura morale di un delinquente.

Perché disprezziamo chi lo vota?
Perché per votarlo bisogna avere in spregio la cosa pubblica e inoltre avere la sua stessa caratura morale.

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[Ora chiarisco delle ovvietà]

 Magenta su ff

(via batchiara)

image

Che te lo dico a fare?

(via madonnaliberaprofessionista)

oh

(via ze-violet)

Francesco Guccini - Notti

free Pussy Riot, ma anche Antonino.

yesiamdrowning:

Oggi uscirà il nuovo numero di XL di Repubblica con allegato (per 12€ in più) un CD dal vivo del Teatro degli Orrori. La band sarà anche in copertina con una riflessiva foto di Pierpaolo Capovilla al cimitero dell’isola di San Michele a Venezia. Sulla pagina facabook del giornale, qualcuno (come tale Bibi Uragano, Giovanni Puglisi, Marica Esposito e alcuni altri) ha provato a dire che non se ne può veramente più di questo lavaggio del cervello su Capovilla & Co a oltranza, oramai da un anno. Al che i solerti moderatori di XL hanno pensato bene di fare passare la loro scelta come “coraggiosa”, “temeraria” in un’Italietta scema-scema dove questa band non è conosciuta da nessuno, tranne che da XL e pochi (pochissimi, non fanno neanche media) altri.

Ecco il commento di Antonino Urso “misteriosamente” scomparso dalla pagina di La Repubblica XL, sul post in evidenza per il Teatro degli Orrori. Basta che poi fanno tutti il pugno chiuso e si indignano per la libertà d’espressione delle Pussy Riot, in Russia.

LEGGETELO , RIFLETTETECI SU E SE LO CONDIVIDETE, PRIMA REBLOGGATE QUESTO POST E POI ANDATE SUL FACEBOOK DI XL E FATELO PRESENTE OVUNQUE ! NON E’ POSSIBILE TOLLERARE SIMILI CENSURE E UNA TALE IPOCRISIA ! TANTO MENO DA UNA TESTATA CHE SI DICE DI SINISTRA PER UNA BAND CHE SI DICE SOCIALISTA !

Qui i contatti alternativi per dire la vostra:
www.xelle.it
feedback@xelle.it

Antonino Urso: “Bibi Uragano è la mia fiducia in un mondo migliore. Non fatto di beoti che si suppano la qualsiasi scemata solo perché a dirla c’è un nome (tanto blasonato quanto vago) come La Repubblica XL. Si parla di coraggio, di temerarietà ma a me viene solo da ridere. Al Teatro degli Orrori del 2012 manca solo Sanremo e poi fanno cinquina e tombola. Ok, un fan di Emma Marrone e di Gigi D’Alessio, probabilmente, non saprà neanche che esiste un Capovilla al mondo e che si crede la reincarnazione di Carmelo Bene (probabilmente non saprà nemmeno chi è quest’ultimo). Ma un fan di Emma e Gigi è assai probabile che non compri nemmeno XL. Al contrario, il lettore medio di XL, non è assolutamente uno che è cascato dal pero (nonostante questo vostro patetico tentativo di farcelo credere): è uno che gira la rete, ama i film, conosce i fumetti, va alle feste dell’Unità, bazzica spesso dalle parti di Rai Tre e Rete 4 in seconda serata ma non disdegna neanche il digitale, sa che esiste una scena indipendente italiana (e sa farvi almeno 5 nomi per inquadrarla), conosce Mtv, conosce Radio Dee Jay, ha sentito parlare de La Tempesta, ha idea di cosa sia Vanity Fair e via discorrendo. E oramai bazzicare questi ambienti e non sapere chi sia il TDO è come andare in chiesa e chiedersi chi sia quello appeso in croce. C’è persino gente che, vedendo il cimitero di Venezia, gli è venuta in mente una copertina su Josif Aleksandrovič Brodskij e non su Capovilla (dandovi uno schiaffo morale che credo dovrebbe passare agli annali, sia per voi di XL che per quel pozzo d’umiltà di Capovilla). Il vostro discorso quindi appare solo e soltanto per quello che è: camuffare, nascondere, dissimulare una porcata gigantesca (fatta in combutta con la solita Universal) a chiusura di un anno in cui il Teatro ha deciso di saltare il fosso. Cercando di fare il famoso grande passo: concedendosi alle grasse crasse masse con una serie di trucchetti loffi che avrebbe potuto risparmiarsi almeno fino al quinto disco. Come Aftehours, Marlene e persino Subsonica hanno fatto prima di loro (ma pure i Pooh, se si va a ben vedere). Qui, di coraggioso, c’è solo la faccia da sberle di continuare a parlarne come se si stesse parlando di Dino Fumaretto o degli ZU. Un giornale che leggeva mio zio quando ero piccolo, Audio Review, aveva l’ardire di valutare i dischi in valore Sonoro e valore Artistico. Ecco, in tutta questa faccenda, se il valore sonoro a 7 magari ancora ci arriva, quello artistico è 3. Pochi cavoli. Grazie.
Kasabian - Man Of Simple Pleasures
  • Man Of Simple Pleasures

  • by Kasabian

  • Ascoltato 49 volte

Riding with the wind.

Da Seattle a Kensingtong, da Fort Campbell a Woodstock, di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno…

Ecco, a dirla bene, non morì come il compare Bonaparte il cinque maggio, più semplicemente il cinque maggio fu arrestato (una delle tante, diciamo). Noto alla legge come al mondo. Cuore e anima del rock, quello puro, quello vero, intendo. Non si dimentica la prima volta che si ascolta la leggendaria Fender, frantumare i vetri invisibili del suono e frantumarne a centinaia, fino ad arrivare, e dolcemente bussare ma senza aspettare il permesso per entrare, divenendo pane e vino, nettare per palati musicali. Erano note nuove quelle, non assomigliano più a niente dal momento che le senti… non il solito Fa diesis o l’ingenuo Mi bemolle, roba nuova, roba da andarsene di testa. D’aspetto un poco sciamanico, esile e scarna figurina, immagine di un uomo genuflesso ad incitare il fuoco, lui che di calore abbondava e mai ne era sazio, lui che nell’assurdo e torbido rumore del mondo eruttava note come un vulcano. Si fosse deciso un giorno, così, per gioco, di incatenarlo mani e piedi ad una sedia avrebbe trasformato il ticchettio dei denti in melodia e anche in quelle condizioni la gente sarebbe andato a vederlo. Stretti ed accalcati avrebbero gridato, cantato, strimpellato, ballato, bevuto, ruttato, sognato… e nessuno avrebbe potuto fermare quel caos, perché un caos del genere non lo puoi fermare. A sentirmi parlare sembra che sia stato ad uno dei suoi concerti, purtroppo la sua chitarra si è spenta prima che potessi emettere il primo rigurgito, ma è così che me lo immagino. Ascolto Purple Haze ed è così che me lo immagino.

One day even the war will bow to the sweet sound of a guitar - Jimi Hendrix.

Rolling Stone - Esce oggi, mercoledì 21 novembre, in tutte le librerie del regno, Jimi Hendrix. Mio fratello. (Skira, pp. 292, euro 18,50). Lo firma il fratello di Jimi, Leon, con l’aiuto di Adam Mitchell, mentre Enzo Gentile scrive la prefazione all’edizione italiana. L’uscita non è casuale: anticipa di pochi giorni l’anniversario della nascita di Jimi, il 27 novembre 1942. E per onorare la ricorrenza (70 anni!), proprio il 27 verrà proiettato al cinema solo per un giorno il film Hendrix 70: Live at Woodstock. Ma torniamo al libro, che è il racconto molto intimo, molto sincero, del rapporto di Leon con Jimi, dello sconvolgimento esistenziale che la vicinanza con una vera icona rock ha portato nella vita del fratello minore. “RS” vi offre un estratto in esclusiva, dove è dimostrato che, a volte, il destino ci mette un bello zampone nel dare una spintarella alla vita. Leggiamo la nascita artistica di un mito, un momento di formazione definitivo. Il Buster di cui Leon racconta è il soprannome scelto da Jimi per se stesso in onore di Larry “Buster” Crabbe, protagonista della prima serie di Flash Gordon. Siamo alla fine degli anni ’50, in quel di Seattle. Jimi-Buster ha 16 anni, Leon qualcuno in meno… Buona lettura.

«La signora Magwood, un pomeriggio, mi chiese di andare sul retro di casa a raccogliere dei semi di senape in giardino e consegnarli a una sua amica, la signora Penniman, la cui casa si trovava a due isolati in fondo alla strada… 

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I had some money, I made the best paintings ever. I was completely reclusive, worked a lot, took a lot of drugs. I was awful to people.

- Jean Michel Basquiat.
Believe it or not, I can actually draw. - Jean Michel Basquiat

Believe it or not, I can actually draw. - Jean Michel Basquiat